LA FRUSTRAZIONE

Buongiorno a tutti. Con settembre riprende anche la collaborazione con il sito Emergenza borderline: ecco allora un mio nuovo articolo, che potete trovare anche sulla pagina dedicata a questo disturbo (QUI il link).

LA FRUSTRAZIONE

Con il termine frustrazione in psicologia definiamo lo stato emotivo che deriva da un desiderio o da un bisogno non soddisfatto. In pratica, ci sentiamo frustrati quando desideriamo qualcosa che, a causa di ostacoli di varia natura, non possiamo ottenere. La frustrazione si presenta anche quando, una volta ottenuto il nostro obiettivo, esso non si dimostra all’altezza delle nostre aspettative.

Si tratta di una condizione psicologica che ci accompagna durante tutte le fasi di vita, sin dalla nostra nascita.

In generale possiamo dire che le cause della frustrazione sono molteplici:

  • Fattori fisici: lo stesso evento della nascita è per il bambino appena venuto al mondo fonte di profonda frustrazione, poiché si trova all’improvviso in un ambiente nuovo, apparentemente ostile, in cui si fanno pregnanti i suoi bisogni di accudimento (fame, sete, sonno, essere cambiato, temperatura, protezione…);
  • Fattori sociali: fare parte di un gruppo sociale, regolamentato da leggi e norme, spesso impedisce il soddisfacimento di alcuni bisogni e può portare a senso di frustrazione ed intolleranza verso quanto stabilito;
  • Fattori personali, più specificamente:
  1. Biologici è riguardano la condizione fisica di un organismo (statura bassa, portare gli occhiali, orecchie a sventola…). La frustrazione nasce quando l’individuo non vive in modo positivo le proprie caratteristiche;
  2. Psicologici è riguardano i tratti di personalità di un soggetto (che può, ad esempio, sentirsi a disagio in una società molto competitiva e razionale sentendosi maggiormente portato per il contatto umano e per l’emotività);
  3. Socialiè riguardano la società (ad esempio il non accettare di vivere in un determinato contesto sociale).

Ma come si manifesta la frustrazione durante le varie tappe dell’esistenza? Quali cambiamenti vi sono nel modo di reagire man mano che si cresce e si entra nell’età adulta?

INFANZIA

Come abbiamo accennato, sin dai primi attimi di vita il neonato deve fare i conti con la frustrazione. Nei primi mesi di vita l’intero mondo del bambino è dato dal rapporto con la mamma, che è continuamente chiamata a rispondere alle esigenze di nutrimento ed accudimento del suo piccolo. Nel momento in cui la madre non è in grado di soddisfare le richieste ecco che arriva la frustrazione, che si può manifestare in modi diversi.   Infatti, va detto che la frustrazione porta con sé un sentimento soggettivo, pertanto ciascun bambino può reagire in modo diverso alle varie situazioni ed anche in base alla sua età, al contesto, alle caratteristiche di personalità e al livello di sviluppo. Alcuni bambini rispondono reagendo con rabbia e pianti inconsolabili, altri si chiudono in se stessi, altri ancora regrediscono.

Man mano che il bambino cresce, in genere la frustrazione fa capolino ogni volta che il genitore pone un vincolo o dice “No” ad una richiesta.  È importante che i genitori aiutino i propri bambini a non aspettarsi che tutte le richieste vengano immediatamente attese, altrimenti c’è il rischio che essi non sviluppino la capacità di accettare le difficoltà e faticheranno ad avere un atteggiamento positivo nella risoluzione dei problemi. Il bambino, specie se piccolo, non ha ancora padronanza delle sue emozioni, non conosce le regole e vive nell’ “onnipotenza infantile” di controllare il mondo facendo ciò che gli piace. Compito dei genitori è guidarlo al rispetto delle regole, far capire che non può avere sempre tutto ciò che desidera, innalzando così il suo livello di tolleranza alle frustrazioni che inevitabilmente incontrerà sul suo cammino.

ADOLESCENZA

Gli ambiti in cui maggiormente i ragazzi e le ragazze adolescenti si troveranno a fare i conti con la frustrazione sono in genere quello scolastico e quello relativo alla sfera amicale. Il compito andato male, i primi esami non passati, il tradimento di un caro amico o il rifiuto del ragazzo di cui si è innamorate sono tutte esperienze che portano sofferenza ma che devono essere gestite ed accettate come tappe normali della vita. In queste circostanze gli adulti di riferimento devono insegnare l’importanza di affrontare i fallimenti, sottolineando il valore della tenacia, dello sforzo, della pazienza per raggiungere gli obiettivi prefissati.      L’adolescenza è un’età difficile, di sconvolgimenti fisici ed emotivi ed è un periodo critico rispetto alla capacità di tollerare le frustrazioni. Ecco perché è cosi importante porre le basi sin dall’età infantile, in modo da aiutare i propri figli adolescenti ad essere già pronti ad affrontare le frustrazioni.

ETA’ ADULTA

Durante l’età adulta, il modo a cui reagiamo alla frustrazione è fortemente legata  al senso di autostima. Se l’individuo è emotivamente forte sarà in grado di superare un momento di difficoltà, quale ad esempio la perdita del lavoro o l’abbandono del proprio partner; in questo caso il senso di autoefficacia si rafforzerà innescando un circolo virtuoso che permetterà di aumentare la soglia di tolleranza alle frustrazioni e reagire con ciò che in psicologia si definisce come resilienza (capacità di affrontare le difficoltà in modo vincente ed uscirne più forti).    Se la frustrazione è ben dosata e non si arriva a livelli di stress troppo elevati essa può essere un utile stimolo per la risoluzione dei problemi e può aiutarci a trovare soluzioni innovative, stimolando l’interazione sociale e la cooperazione e favorendo la crescita personale. Al contrario, una frustrazione negativa può declinarsi in diversi modi, quali ansia, angoscia, distacco e apatia, crisi di rabbia.

ALCUNE RIFLESSIONI SULL’UTILIZZO DELLA LETTURA PER AIUTARE I BAMBINI AD ELABORARE LA PERDITA DI UNA PERSONA CARA

La lettura è un potente mezzo che può aiutare a superare momenti difficili e riacquistare la fiducia nel futuro. Attraverso le storie il bambino si immedesima nei protagonisti, ne condivide problemi ed emozioni, impara strategie per fronteggiare le situazioni complicate. Ma un libro non è la soluzione, la medicina…è soltanto un mezzo ed un aiuto nelle mani dell’adulto, che può utilizzarlo come punto di partenza per poter parlare di un tema difficile come la morte. L’adulto è l’interprete di ciò che racconta la storia, che va offerta al bambino con delicatezza e attento ascolto dei suoi tempi e bisogni. Per questo:

  • La lettura deve rimanere un momento di scambio piacevole e non un modo per far parlare a tutti i costi il bambino delle sue emozioni. Non occorre forzarlo a parlare, ma bisogna rispettare i suoi tempi;
  • Occorre sempre stare attenti a come reagisce il bambino: se è turbato o si rifiuta di leggere non bisogna insistere; magari si può mettere il libro in un posto conosciuto ma diverso da quello degli altri libri in modo da dire al bambino che se cambia idea e vuole leggerlo sa dove trovarlo, ma non se lo troverà in giro per sbaglio;
  • Mentre leggiamo la storia con il bambino possiamo verbalizzare che anche noi ci siamo sentiti come il personaggio della storia quando ci è accaduto qualcosa di simile ed aspettare le sue riflessioni.

Alcuni suggerimenti di libri che affrontano il tema della morte in modo delicato:

  • Aiutare i bambini… a superare lutti e perdite : attività psicoeducative con il supporto di una favola di Margot Sunderland, Trento Erickson, 2006 (libro per adulti con allegato un fascicolo da leggere ai bambini)
  • Beniamino    di Elfi Nijssen, Eline van Lindenhuizen. – Amsterdam : ClavisCornaredo Il castello, 2010 
(dai 4 anni, per aiutare a superare la perdita di un fratellino)
  • Ho lasciato la mia anima al vento di Roxane Marie Galliez, Eric Puybaret. – San Dorligo della Valle : EMME, 2014
 (dai 5 anni in poi, anche per adulti. Un album che racconta l’addio di un nonno al suo nipotino)
  • L’anatra, la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch, E/O  (dai 4 anni)
  • Una mamma come il vento / Jo Hoestlandt [i.e. Agnès Bertron].- Milano; motta Junior 2001 (età 5-8 anni)
  • Non è facile, piccolo scoiattolo! Ramon, Kalandraka (dai 4 anni)
  • Un papà tra le nuvole di Daniela Lucchetta trieste   EL  1998  (dai 9 anni in poi)

Libri utili per l’adulto:

  • La morte raccontata ai bambini , Bruno Ferrero, Elledici
  • Come parlare ai bambini della morte e del lutto, Maria Varano, Claudiana – Torino
  • Perché si muore? Come trovare le parole giuste: un dialogo tra figli e genitori, Earl Grollman, Red

 

infografica comportamenti disfunzionali del bambino di fronte al lutto

POSSIBILI COMPORTAMENTI DEL BAMBINO DI FRONTE A UN LUTTO

video youtube disciplina

Buongiorno a tutti. Su sollecitazione di alcune persone che non riuscivano a vederlo, riposto qui il video disponibile sul mio canale youtube GENITORIFELICI   “disciplina per il bambino piccolo in 4  semplici passi “.

Buona visione!

Per restare aggiornati sui nuovi contenuti video iscrivetevi al mio canale youtube. Vi aspetto!

NUOVO CONTENUTO SUL CANALE YOUTUBE!

Buon pomeriggio a tutti! Chiedo scusa, ma purtroppo questo mese sono stata un po’ latitante sul blog a causa di vicissitudini familiari. Ora che le cose sembrano essersi risolte per il meglio eccomi pronta per tornare con tanti nuovi contributi sul mondo dell’infanzia e della genitorialità.

E’ online un nuovo video tutto per voi sul mio canale youtube GENITORIFELICI (potrete trovarlo cliccando QUI) che spiega, in modo semplice e divertente, come trasmettere in 4 passi la disciplina ai nostri bambini.

Fatemi sapere tramite i vostri commenti nel box sottostante, o direttamente sulla pagina youtube, se questa modalità dei video vi piace: in caso affermativo potrei pensare di pubblicarne altri!

Ricordatevi di diffondere i contenuti e il video se li trovate interessanti e che potete trovarmi anche sulla pagina fb     https://www.facebook.com/GenitoriFelici-Dottssa-Paola-Cannavo-424711864357739/?ref=aymt_homepage_panel

A presto!!

COSA FARE SE….VUOLE DORMIRE NEL LETTONE CON MAMMA E PAPA’

Ogni notte la stessa storia: singhiozzi e chiamate disperate dalla cameretta svegliano i genitori di Laura, 7 anni, che non riesce proprio a riaddormentarsi e vuole la mamma e il papà. Nel bel mezzo della notte Stefania e Luca accorrono dalla loro bambina che, piuttosto che provare a chiudere gli occhi e restare di nuovo da sola se le inventa proprio tutte: “Ho sete, mi porti un bicchiere d’acqua?“, “…davvero papà, ho visto un mostro sotto il mio letto!”, “Mi fa malissimo la pancia! E la testa! E il ginocchio!”. Fino alla fatidica domanda: “Posso venire a dormire nel lettone?”

Alla fine i genitori, esausti ed insonnoliti, cedono alla richiesta di Laura e il papà è costretto a dormire nel lettino per lasciare il posto alla bambina che, neanche a dirlo, nel giro di 3 minuti dorme placidamente attaccata alla mamma.

LA PREOCCUPAZIONE:

Perché i bambini hanno un così forte bisogno di dormire nel lettone con i genitori? Quando è giusto interrompere questa abitudine e qual è il modo migliore per riuscirci?

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…VOGLIO ESSERE TUO AMICO…

Buongiorno a tutti. Questo mese è stato ricco di impegni e nuovi progetti e purtroppo ho potuto aggiornare con minore frequenza questo blog. Per farmi perdonare, ecco un nuovo articolo che parla dell’amicizia tra bambini e, in via del tutto eccezionale, una piccola sorpresa per voi.

Stasera, a partire dalle 21 troverete un nuovo contributo…non un articolo questa volta, ma qualcosa di speciale e personale. Di cosa si tratta? Non ve lo dico…sennò che sorpresa sarebbe? Buona lettura per ora e…vi aspetto stasera!

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I BENEFICI DEL GIOCO

Buongiorno a tutti e buon weekend!  Oggi vi propongo un interessante articolo tratto da un sito americano. In fondo potrete trovare il link alla pagina originale. Buona lettura.

Uno dei doni più importanti che possiamo fare ai nostri figli è dare loro il tempo di giocare, sia in famiglia che per conto proprio. Trovare del tempo per giocare con i bambini può essere una vera sfida se lavorate, dovete tenere in ordine la casa e contemporaneamente affrontare le molteplici sfide quotidiane del portare a termine tutte le cose. Ma il giocare non è un optional. E’ essenziale.

Il gioco è stato considerato talmente importante per lo sviluppo del bambino da essere stato riconosciuto dall’ Alta Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite come un diritto per ogni bambino.

Giocare, o comunque trascorrere del tempo libero non strutturato in caso di bambini più grandi o di adolescenti, è essenziale per il benessere cognitivo, fisico, sociale ed emotivo di bambini e giovani.  Giocare in famiglia rafforza i legami d’amore e le connessioni che uniscono i membri del gruppo familiare.

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AFFRONTARE I COMPORTAMENTI PROBLEMATICI DEGLI ALUNNI IPERATTIVI: I LAVORI NON COMPLETATI

Salve a tutti! Eccoci arrivati alla fine di questi quattro appuntamenti dedicati al tema dell’ADHD.                                                                                                                               Oggi parliamo di come facilitare nei bambini con disturbo di attenzione ed iperattività il completamento dei lavori assegnati in classe dall’insegnante.

Spesso questi bambini non riescono a portare a termine i compiti o le istruzioni: si tratta di un comportamento strettamente legato alla difficoltà di mantenere l’attenzione su ciò che si sta facendo.

Se il bambino non presta sufficiente attenzione, sarà molto difficile per lui riuscire a completare la richiesta: questo vale sia per i compiti scolastici  così come per le richieste quotidiane fatte in casa dai genitori. Continua a leggere “AFFRONTARE I COMPORTAMENTI PROBLEMATICI DEGLI ALUNNI IPERATTIVI: I LAVORI NON COMPLETATI”

AFFRONTARE I COMPORTAMENTI PROBLEMATICI DEGLI ALUNNI IPERATTIVI: GESTIRE L’IMPULSIVITA’ NEL RISPONDERE

Bentornati al nostro consueto appuntamento del lunedì! Oggi parliamo di alcune strategie che l’insegnante può usare in classe per contenere l’eccessiva impulsività nel rispondere degli allievi con deficit di attenzione ed iperattività.  Naturalmente anche i genitori possono adattare questi suggerimenti ed applicarli in casa nelle situazioni di vita quotidiana.

Una caratteristica ricorrente dei bambini iperattivi è l’incapacità di aspettare il proprio turno: spesso in classe rispondono in maniera impulsiva, non attendono di essere chiamati dall’insegnante, disturbano e si sovrappongono alla voce dei propri compagni.   Si tratta di un deficit di base dovuto all’ADHD, che porta questi bambini a non riuscire a fermarsi e riflettere prima di agire.

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