autismo: stereotipie ed interessi ristretti (prima parte)

Eccoci arrivati all’ultima tappa di questo percorso dedicato alla patologia autistica: oggi approfondiamo il secondo criterio richiesto dal DSM-V per stabilire  l’insorgenza dell’autismo, ovvero la presenza di Comportamenti e/o interessi e/o attività ristrette e ripetitive. Il discorso è ampio e merita di essere approfondito, quindi ho deciso di dividere l’articolo in due parti. La seconda e ultima parte verrà pubblicata giovedì prossimo. Buona lettura!

ATTIVITÀ RIPETUTE E RESISTENZA AL CAMBIAMENTO

Si assiste nei bambini autistici alla mancanza di giochi di simulazione spontanei, o di giochi di imitazione sociale adeguati al livello di sviluppo. Alcuni bambini non usano oggetti in miniatura, quali animaletti o bamboline, per i loro giochi simbolici. Altri li usano in modo meccanicamente ripetitivo, senza mostrare un gioco flessibile e rappresentativo. Alcuni allineano oggetti in fila, altri li radunano semplicemente senza nessuno scopo apparente. Molti autistici sono affascinati in modo eccessivo da parti di oggetti. Giocano con lacci, elastici, metri o fili elettrici. I più piccoli amano spesso giocare con l’acqua, in particolare si divertono a trasferirla in modo ripetitivo da un contenitore all’altro. Un ulteriore passatempo è quello di passare lungo tempo a girare le ruote di una macchinina o di guardare ventilatori in funzionamento, mentre il bambino stesso ruota su se stesso fino a cadere dallo stordimento. Si tratta comunque nella maggior parte dei casi di oggetti duri e meccanici, che si possono far girare o dondolare in azioni rigide e devitalizzate, mentre spesso il bambino può mostrare un rifiuto per gli oggetti morbidi, come i peluches.

Un esempio classico della mancanza di gioco appropriato è il bambino verbale di età prescolare che gioca recitando in modo ripetitivo una parte della scena tratta da “La Bella e la Bestia”, mentre manipola in sequenza i personaggi accordandoli in modo rigoroso al copione. Quando gli vengono dati gli stessi personaggi con l’istruzione però di fare un gioco diverso, lo stesso bambino è incapace di creare un qualunque altro scenario di gioco. Il momento ludico è privo di significati simbolici e di immaginazione.

Un altro tratto caratteristico è la dedizione assorbente ad uno o più tipi di interessi ristretti, stereotipati e ripetitivi. Così verrà formulata in continuazione la stessa domanda, senza curarsi della risposta fornita,o i giochi saranno altamente ripetitivi (aprire e chiudere le porte, i cassetti, accendere e spegnere la luce).

“…mi piaceva la ripetitività. Quando accendevo la luce sapevo che cosa sarebbe successo: se giravo l’interruttore la luce si accendeva e questo mi dava una bellissima sensazione di sicurezza, perché avveniva sempre la stessa cosa…Le persone mi annoiavano perché non sapevo a che cosa servissero e che cosa mi avrebbero fatto. Non erano mai le stesse e non provavo alcuna sicurezza a stare con loro.” (Sean Barron).

Si evidenzia poi una sottomissione del tutto rigida ad inutili abitudini o a rituali costanti, con un’estrema intolleranza nei confronti dei cambiamenti e delle frustrazioni. Così racconta Gunilla Gerland:

“non mi piacevano le sorprese, mai. Non volevo essere presa di sorpresa. Se volevo avere la possibilità di risolvere una situazione, non dovevo incontrare degli imprevisti. Potevo essere felice di ricevere dei regali, ma non sopportavo di non sapere in cosa consistessero. Per questo motivo il regalo che preferivo era quello che ricevevo ogni Natale… quel regalo stava lì Natale dopo Natale: era un grande barattolo di ananas.”.

 Molti bambini autistici sono così tanto coinvolti mentalmente con la “struttura costante” (sameness) degli ambienti in cui vivono, o con pratiche di routines, che nulla può essere cambiato senza far esplodere una reazione di collera o un altro disturbo emozionale. Così, ad esempio, alcuni autistici possono insistere che tutti i mobili di casa rimangano nella stessa posizione, o che tutti i vestiti siano di un particolare colore; altri possono mangiare solo da un particolare piatto o in una specifica stanza.  Questa inflessibilità può essere estesa anche alla routine familiare, per esempio prendendo solo una certa strada per andare a scuola, o entrando dal fruttivendolo solo passando da una specifica porta.

Una possibile ragione per questa insistenza sulla ripetitività potrebbe essere l’incapacità di comprendere e di confrontarsi con nuove situazioni. È possibile presumere che, attraverso la mancanza di comprensione, molti autistici imparino il mondo “a memoria” e che la continua riscoperta di un mondo prevedibile dia loro un senso di sicurezza: l’ordine permane.

I manierismi motori stereotipati e ripetitivi (le cosiddette “manovre autistiche”) costituiscono un ulteriore tratto caratteristico di questi soggetti: i bambini battono le mani o sbattono le braccia ogni volta che sono eccitati o innervositi, corrono senza direzione e scopo, fanno giravolte, digrignano i denti. Molti effettuano il movimento detto “ad altalena”, che consiste in un oscillazione continua del busto dalla posizione seduta o in piedi. Alcuni bambini mettono in atto comportamenti autolesivi, come infliggersi colpi sul capo, tirarsi i capelli, morsicarsi le mani. Altri possono battere semplicemente il dorso della loro mano in modo ripetitivo, attuando così un manierismo molto meno intrusivo.

AUTISMO: “…E DOPO DI NOI?”

Da pochi giorni, il 2 aprile, è stata la Giornata Mondiale dell’autismo.

La sindrome autistica rientra nell’ambito delle psicosi infantili ed è classificata come un disturbo pervasivo (generalizzato) dello sviluppo caratterizzato da gravi alterazioni del comportamento, della comunicazione e dell’interazione sociale.Questa patologia compromette il funzionamento del cervello, si manifesta nei primi tre anni di vita del bambino e dura tutta la vita. Si tratta di un disturbo invalidante non solo per il soggetto che ne è colpito, ma che porta pesanti ricadute anche sulle famiglie che, loro malgrado, si trovano a fronteggiarla quotidianamente.  Occorre liberarci dalle edulcorazioni che molti film o racconti ci mostrano rispetto all’autismo, dipingendo la malattia in maniera spesso errata ed eccessivamente semplicistica. I casi in cui i soggetti sono autonomi, in grado di vivere una vita pressoché normale o, addirittura, con competenze al di fuori della norma e “geniali” sono, purtroppo, un esigua minoranza. In realtà, nella maggior parte dei casi, il bambino (e adulto) autistico è a tutti gli effetti un disabile grave o gravissimo.

Risulta inevitabile, allora, riflettere sull’enorme carico di stress e malessere psicologico che si riversa inevitabilmente su famiglie che si trovano a combattere quotidianamente una sotterranea guerra con un mostro invisibile e subdolo.

Sì, perché l’autismo non si abbatte unicamente contro chi ne è colpito, ma è una malattia che coinvolge (e stravolge) l’intero nucleo famigliare: genitori, fratelli, nonni, zii. Ed è sicuramente una vera e propria guerra, senza pace né sosta, un lavoro non stop, 24 su 24. Il bambino autistico assorbe la vita di chi gli sta accanto, richiedendo cure ed attenzioni costanti: non esistono vacanze, uscite, domeniche. La stessa scansione giorno/notte è spesso stravolta. Occorre essere attenti ad ogni aspetto della vita quotidiana che potrebbe compromettere l’incolumità del soggetto autistico (nascondere oggetti pericolosi, stare costantemente attenti a porte e finestre…). A tutto ciò si aggiunge spesso un progressivo allontanamento degli amici (“..siamo seri, come si fa ad uscire in pizzeria se all’improvviso il bambino può avere una delle sue crisi?”).

La situazione arriva a peggiorare, se possibile, al compimento dei 18 anni di età, quando il giovane autistico si trova ad essere trattato come un disabile generico (troppo grande per il neuropsichiatra infantile, con una disabilità troppo particolare e contorta per gli stessi professionisti del settore). Gli sforzi fatti in età infantile, i progressi e le abilità acquisite rischiano allora di venire spazzati via dalla mancanza di un chiaro riferimento di servizi e di specialisti in grado di gestire questi ragazzi in modo adeguato.                                         Questo vuoto “istituzionale” produce un carico assistenziale eccessivo che grava quasi interamente sulle famiglie, sempre più schiacciate sotto il peso della malattia e a volte costrette addirittura a ricorrere a massicce dosi di farmaci per riuscire a tenere sotto controllo il comportamento dei propri figli. Gli stessi figli che, seppur cresciuti, rimangono “bambini” bisognosi di cure mentre parallelamente le forze dei genitori vanno progressivamente scemando con l’avanzare dell’età. L’esperienza mi ha portato a dire che sia proprio questo il timore più forte dei familiari di un soggetto autistico: la perdita di energie e risorse a causa dell’inevitabile invecchiamento (che dovrebbe portare come conseguenza all’essere sempre più sgravati da pensieri e responsabilità) si scontra con la drammatica consapevolezza di non essere tutelati e doversela “cavare da soli”. Quante volte sentiamo dire a madri e padri: “Spero che il mio ragazzo muoia poche ore o giorni prima di me”? una frase sicuramente terribile ma che fa comprendere in modo brutale quanto queste famiglie si sentano abbandonate e si pongano tutti i giorni la domanda riguardo la futura sorte del proprio parente una volta rimasto solo.

Occorre garantire ai soggetti autistici ed ai loro cari una quotidianità che, pur tra le evidenti difficoltà, sia il più possibile semplice e serena. Un grande riconoscimento va dato a tutte quelle associazioni di genitori che, rimboccandosi ogni giorno le maniche, si prodigano da sempre per sollecitare il mondo politico e la società allo scopo di garantire ai propri figli il giusto riconoscimento come esseri umani dotati di dignità.

Sono necessari supporti economici alle famiglie colpite dall’autismo, diagnosi specifiche fatte da personale altamente qualificato e formato, politiche adeguate e centri terapeutici, nonché un costante movimento culturale per diffondere le conoscenze su questa malattia, promuovere incontri, corsi di formazione ed aggiornamento, supporto psicologico ai famigliari ed agli amici dei soggetti autistici.

Per definirci davvero un popolo civile non possiamo ignorare le problematiche che la patologia autistica porta nella vita di tante persone: dobbiamo permettere a ciascun genitore il diritto – dovere di creare un futuro dignitoso ai propri figli, pur se disabili.

infografica comportamenti disfunzionali del bambino di fronte al lutto

POSSIBILI COMPORTAMENTI DEL BAMBINO DI FRONTE A UN LUTTO

COSA FARE SE….VUOLE DORMIRE NEL LETTONE CON MAMMA E PAPA’

Ogni notte la stessa storia: singhiozzi e chiamate disperate dalla cameretta svegliano i genitori di Laura, 7 anni, che non riesce proprio a riaddormentarsi e vuole la mamma e il papà. Nel bel mezzo della notte Stefania e Luca accorrono dalla loro bambina che, piuttosto che provare a chiudere gli occhi e restare di nuovo da sola se le inventa proprio tutte: “Ho sete, mi porti un bicchiere d’acqua?“, “…davvero papà, ho visto un mostro sotto il mio letto!”, “Mi fa malissimo la pancia! E la testa! E il ginocchio!”. Fino alla fatidica domanda: “Posso venire a dormire nel lettone?”

Alla fine i genitori, esausti ed insonnoliti, cedono alla richiesta di Laura e il papà è costretto a dormire nel lettino per lasciare il posto alla bambina che, neanche a dirlo, nel giro di 3 minuti dorme placidamente attaccata alla mamma.

LA PREOCCUPAZIONE:

Perché i bambini hanno un così forte bisogno di dormire nel lettone con i genitori? Quando è giusto interrompere questa abitudine e qual è il modo migliore per riuscirci?

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AFFRONTARE I COMPORTAMENTI PROBLEMATICI DEGLI ALUNNI IPERATTIVI: GESTIRE L’IMPULSIVITA’ NEL RISPONDERE

Bentornati al nostro consueto appuntamento del lunedì! Oggi parliamo di alcune strategie che l’insegnante può usare in classe per contenere l’eccessiva impulsività nel rispondere degli allievi con deficit di attenzione ed iperattività.  Naturalmente anche i genitori possono adattare questi suggerimenti ed applicarli in casa nelle situazioni di vita quotidiana.

Una caratteristica ricorrente dei bambini iperattivi è l’incapacità di aspettare il proprio turno: spesso in classe rispondono in maniera impulsiva, non attendono di essere chiamati dall’insegnante, disturbano e si sovrappongono alla voce dei propri compagni.   Si tratta di un deficit di base dovuto all’ADHD, che porta questi bambini a non riuscire a fermarsi e riflettere prima di agire.

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9 CONSIGLI PER GESTIRE UN BAMBINO CHE FA I CAPRICCI

Vi propongo oggi un articolo già pubblicato su http://www.goccedipsicologia.it, la pagina di informazione psicologica con cui collaboro.    Vediamo come riuscire a gestire i capricci dei nostri bambini…

Sei invitata ad una cena tra amici: finalmente hai l’occasione di rilassarti e trascorrere qualche ora piacevole al ristorante, chiacchierando del più e del meno con le altre mamme, insieme a tuo marito e al vostro bambino.

Mentre il cameriere inizia a servirvi la cena ecco però che Simone, 5 anni, comincia il suo consueto show: prima vuole giocare (e naturalmente nella tua borsa piena dei suoi passatempi preferiti non c’è il giocattolo giusto!) poi è un continuo alzarsi dal tavolo, girare per i tavoli, dare fastidio alle persone…così ti trasformi in  una trottola che cerca di arginare le esplorazioni del tuo bambino e tra  un “… ma che razza di educazione gli hanno dato…” sussurrato dalla vicina di tavolo e un “…Signora il bambino non può entrare nelle cucine!” del cameriere ti ritrovi improvvisamente a chiederti “Ma perché sono uscita? Chi me l’ha fatto fare?”.

Alla fine davanti all’ennesima scenata di Simone, in lacrime e urla per un tuo divieto,  mortificata, guardi tuo marito alzare gli occhi al cielo rassegnato e decidi di tornare a casa, scusandoti con i tuoi amici. Continua a leggere “9 CONSIGLI PER GESTIRE UN BAMBINO CHE FA I CAPRICCI”

AFFRONTARE I COMPORTAMENTI PROBLEMATICI DEGLI ALUNNI IPERATTIVI: L’ ECCESSIVA ATTIVITA’ MOTORIA

 

Iniziamo oggi una serie di articoli destinati in particolar modo ad insegnanti e genitori che ogni giorno si trovano a dover combattere contro l’ADHD, ovvero il Disturbo da Deficit di Attenzione / Iperattività. Questi bambini hanno difficoltà a regolare le proprie emozioni, fanno fatica a rispettare le regole e concentrarsi, sono spesso impulsivi, oppositivi e disturbanti.

Tuttavia, è importante sottolineare che molti tra i soggetti identificati come iperattivi presentano anche caratteristiche positive: alcuni sono creativi, intuitivi e con un buon livello intellettivo.

Occorre formare l’ambiente circostante, e quindi genitori ed insegnanti, perché si riescano a costruire intorno ai bambini impulsivi ed iperattivi le giuste condizioni e sia possibile contenere e gestire al meglio i comportamenti problema.

Oggi e nelle prossime settimane (per 4 lunedì) affronteremo ogni volta una specifica difficoltà legata all’ADHD, fornendo alcune linee guida per gli adulti, in particolare gli insegnanti, che si trovano a gestire questi bambini.

Iniziamo parlando di un tratto caratteristico di questo disturbo, ovvero l’eccessiva attività motoriaContinua a leggere “AFFRONTARE I COMPORTAMENTI PROBLEMATICI DEGLI ALUNNI IPERATTIVI: L’ ECCESSIVA ATTIVITA’ MOTORIA”