Autismo: stereotipie ed interessi ristretti (seconda parte)

Buongiorno a tutti e ben ritrovati sul blog genitorifelici. Oggi concludiamo l’articolo iniziato lunedì scorso, approfondendo il particolare rapporto che molti autistici hanno con il mondo dei 5 sensi e parlando di come questa patologia influenza la capacità intellettiva. Potete trovare gli altri approfondimenti relativi a questa tematica cliccando QUI, QUI e QUI

Molti individui autistici sembrano soffrire di un’alterazione di uno o più sensi, che quindi può coinvolgere il sistema uditivo, visuale, tattile, gustativo, vestibolare, olfattivo. La percezione sensoriale può essere ipersensibile, iposensibile o può provocare al soggetto interferenze (ad esempio il “tinnitus”, un ronzio o campanellio persistente alle orecchie). Come conseguenza, per gli individui autistici può essere difficile elaborare correttamente l’informazione sensoriale e sopportare stimoli normali.  Ecco perchè a volte alcuni autistici sono sulla difensiva dal punto di vista tattile ed evitano tutte le forme di contatto corporeo. Altri hanno poca o nessuna sensibilità al dolore, o ancora amano una forte pressione corporea. Le attività di esplorazione degli oggetti e le buone abilità manuali dei bambini autistici suggeriscono che la loro sensibilità aptica (ovvero quella che riguarda la capacità percettiva delle dita delle mani) sia buona, e forse addirittura superiore alla norma.

Vi è poi l’ipersensibilità uditiva: circa il 40% degli autistici sono in forte disagio quando esposti a certi suoni o frequenze. Spesso si coprono le orecchie o si infuriano dopo aver udito il pianto di un bambino o il suono di un motore. In contrasto, a volte sembrano non rispondere ai suoni. In alcuni casi il bambino, dopo aver ignorato rumori molto forti, si gira per localizzare la fonte di un rumore lieve che ha attratto la sua attenzione.

Riguardo alla percezione visiva, in alcuni bambini con autismo è stato riscontrato un comportamento peculiare, le cui cause non sono ancora state chiarite, che consiste nel guardare gli oggetti “obliquamente” anziché frontalmente.

Questo insieme di situazioni deficitarie è confermato anche nelle autodescrizioni di persone autistiche in grado di descrivere le proprie sensazioni (che sono purtroppo un’assoluta minoranza). Così scrive Temple Grandin relativamente alla percezione uditiva:

“… per me udire è come avere un amplificatore bloccato al massimo. Le mie orecchie sono come microfoni che captano ed amplificano i suoni… non riesco a modulare la stimolazione uditiva. Ho scoperto che potevo interrompere i rumori fastidiosi dedicandomi a comportamenti autistici, stereotipati e ritmati…”[1].

La stessa autrice evidenzia con efficacia anche i suoi problemi nella percezione tattile:

“ Io indietreggiavo quando gli altri cercavano di abbracciarmi, perché il contatto provocava l’irrompere penoso di un maremoto di stimolazioni attraverso il mio corpo …a farmi evitare l’abbraccio era la sovrastimolazione sensoriale, non la collera o la paura. Lievi pruriti o sfregamenti erano per me una tortura. Una gonna che mi grattasse la pelle mi sembrava carta vetrata che mi scorticava…era un problema anche adattarmi agli abiti nuovi.”.

Gunilla Gerland sottolinea nella sua autobiografia  come da bambina le sensazioni che provenivano dal suo corpo fossero particolari e difficilmente controllabili:

“la superficie dei miei denti era incredibilmente sensibile e, se anche solo veniva sfiorata, potevo sentire come una scossa elettrica… Il mio cervello percepiva solo informazioni confuse dal resto del corpo ed io dovevo utilizzare la vista per capire bene cosa stesse succedendo. Tanto più una parte del mio corpo era lontana dal cervello, tanto più le sensazioni erano indistinte…la pianta del piede era l’unico punto dove io potessi tollerare un contatto, che poteva anche arrivare a farmi piacere, proprio per il fatto di essere tanto vago…”[2].

Oltre alle problematiche connesse alle diverse vie sensoriali, Donna Williams segnala anche una difficoltà nell’integrazione delle diverse sensazioni:

“la maggior parte delle persone può elaborare informazioni in modo efficiente e continuativo, attraverso più di un canale sensoriale contemporaneamente… quando si sintonizzano sul significato di ciò che stanno ascoltando, continuano a capire il significato di ciò che vedono e sentono emotivamente e fisicamente… Le persone autistiche possono invece funzionare in “mono”: per queste persone…l’elaborare il senso di ciò che stanno ascoltando mentre qualcuno li tocca, può significare non avere alcuna idea di dove siano toccati o di cosa pensino o sentano in quel momento.”[3].

Circa il quoziente intellettivo, emergono situazioni diverse, con profili particolari e disomogenei. In alcuni casi di autismo si ha l’impressione di una buona intelligenza , mentre in molti altri esiste un evidente difetto intellettivo. Un aspetto della patologia autistica che merita attenzione è poi costituito dal fatto che

nonostante un’intelligenza generalmente bassa, è possibile in alcuni individui una prestazione sorprendentemente alta (spesso superiore rispetto alle persone intellettivamente dotate) in certe abilità isolate, che rende questi soggetti dei veri “Idiots savants”.

Spesso il comportamento dei bambini affetti da autismo rivela delle capacità fuori dall’ordinario, talvolta persino dei talenti rari.  Questo è uno dei più sconcertanti temi della psichiatria infantile. Già Kanner aveva coniato il termine “isolotti di capacità” affermando che:

“il sorprendente vocabolario dei bambini che parlano, l’eccellente memoria per eventi accaduti anni prima, la fenomenale memoria meccanica per le poesie e i nomi e il preciso ricordo di figure e sequenze complesse sono l’indizio di una buona intelligenza.”.

Le competenze che si manifestano nella sindrome del savant si esprimono in  abilità prevalentemente non simboliche, artistiche, visive e motorie, con particolari capacità di memorizzazione e apprendimento, ad esempio riguardo ad argomenti sui quali è focalizzato l’interesse del bambino. La memoria è profonda, focalizzata e basata sulla recitazione abituale, ma non comporta la comprensione di ciò che viene detto. I casi di “idiots savants” sono comunque estremamente rari.

[1] Grandin, T, (1984). My experiences as an autistic child and rewiew of related literature. In <<Journal of orthomolecular psychiatry>>, 50, pp. 441 – 8

[2] Gerland, G.(1999). Una persona vera. Diario di una giovane autistica. Phoenix, Roma

[3] Williams, D.(1998). Il mio e il loro autismo. Armando ed, Roma

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