L’AUTISMO E I CRITERI PER STABILIRLO

“Era così carina: occhi color nocciola con lunghe ciglia arricciate e sopracciglia finemente sottili, riccioli biondo chiaro e una dolce espressione sognante; speravo che alla fine tutto sarebbe andato bene e che fosse solo partita un po’ lentamente.”.

Questo brano, tratto da una lettera di una madre, indica il primo dei molti enigmi del disturbo denominato “Autismo infantile”. La cosa più sorprendente è la tipica immagine del bambino autistico. Bambini affetti da altri seri disturbi appaiono handicappati, mentre al contrario in molti casi l’autistico colpisce chi lo osserva per la sua bellezza incantevole, un po’ da altro mondo. Si tratta infatti solitamente di soggetti con una fisionomia normale, che fa supporre un’intelligenza adeguata; non evidenziano apparenti patologie fisiche e, in genere, godono di un’ottima salute. È difficile immaginare che dietro quell’immagine da bambola si celi un disturbo sottile ma devastante, crudele tanto per il bambino quanto per la sua famiglia.

L’autismo è infatti a tutt’oggi una delle sindromi più angoscianti e difficili da spiegare: si tratta di una sindrome ad esordio nella prima infanzia e si presenta mediante una gamma vasta ed articolata di sintomi, che possono variare da un soggetto all’altro e che rendono difficile una classificazione diagnostica. I criteri di analisi dei sintomi si riferiscono a compromissioni nella qualità delle interazioni, e non alla loro assoluta assenza. Per esempio, il linguaggio può variare dalla totale mancanza fino al comunicare con frasi corrette dal punto di vista grammaticale, ma ripetitive, concrete e pedanti.       Lorna Wing, psichiatra infantile britannica, si esprime sull’autismo come segue:

“si tratta di persone che sono incapaci di organizzare la propria vita. Le persone normali, come anche i disabili mentali non autistici, sviluppano un sistema di idee personali che serve loro da filo conduttore per il comportamento da tenere in circostanze diverse. Al contrario, le persone affette da autismo o che presentano perturbazioni della comunicazione (…) non dispongono di un sistema organizzato che permetterebbe loro di riflettere sul passato, di interpretare il presente e di fare dei progetti per il futuro. Il solo modo di aiutarli consiste nel fornire loro dall’esterno una struttura ed una organizzazione….

La specifica manifestazione dei deficit caratteristici dell’autismo cambia man mano che il bambino cresce, ma le difficoltà continuano nella vita adulta, con problemi nella socializzazione, nella comunicazione e nella gamma di interessi.  Possono essere distinti nel gruppo dei bambini autistici quelli ad alto funzionamento («high functionings) e quelli nei quali è associato un ritardo mentale. I primi presentano familiarità per disturbi depressivi, ma non disturbi neurologici, accanto ad un quoziente intellettivo normale e ad un linguaggio conservato. I secondi presentano, oltre ad un ridotto quoziente intellettivo, assenza o grave alterazione del linguaggio, frequenti disturbi neurologici, ma non familiarità per disturbi affettivi.

Per diagnosticare l’autismo oggi si fa riferimento al DSM-V, ovvero una delle principali classificazioni internazionali dei disturbi mentali. Rispetto alla precedente edizione sono state apportate diverse modifiche per l’inquadramento della patologia autistica: nel DSM-IV le caratteristiche del comportamento autistico erano distinte in tre categorie principali (la cosiddetta triade autistica). Nella nuova classificazione i sintomi sono stati raggruppati in due categorie principali rispetto alle tre precedenti.

La diagnosi di “disturbo dello spettro autistico” richiede la presenza di:

  1. un deficit persistente nella comunicazione sociale e nell’interazione sociale (che comprende sia le difficoltà sociali che quelle di comunicazione)

  2. Comportamenti e/o interessi e/o attività ristrette e ripetitive.

I prossimi due articoli saranno dedicati all’approfondimento di queste 2 categorie di sintomi. Vi aspetto la prossima settimana sul blog!

2 pensieri riguardo “L’AUTISMO E I CRITERI PER STABILIRLO

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