COSA FARE SE…SI METTE IL DITO IN BOCCA

Simone, 10 anni, è un bambino socievole e simpatico. Va molto bene a scuola, ha tanti amici ed i genitori lo descrivono come ubbidiente e tranquillo. E’ da poco diventato fratello maggiore di Stefania e sembra aver preso questo incarico con molta responsabilità. Adora la sorellina e la coccola in continuazione. Tutto perfetto…se non per un problema che Simone non ha mai superato: sin da piccolo, infatti, ha il vizio di mettersi il pollice in bocca.  Compie questo gesto soprattutto quando è stanco, la sera sul divano mentre guarda la tv, quando è malato o particolarmente nervoso o arrabbiato. Ormai è grande e i genitori non sanno più che fare per far perdere a Simone questa brutta abitudine: “Le abbiamo provate proprio tutte!” mi dicono “lo abbiamo fatto ragionare, gli abbiamo spiegato con calma che ormai non è più un bambino piccolo, lui diceva di sì ma poi lo rifaceva. Allora ci siamo arrabbiati, lo abbiamo sgridato e qualche volta lo abbiamo minacciato di dargli qualche punizione, ma il risultato è stato che scoppiava a piangere disperato e non toglieva più il dito dalla bocca. Gli abbiamo detto di guardare gli altri bambini, che loro alla sua età non avevano bisogno del dito in bocca e a quel punto si è arrabbiato ed è scappato in camera sua…non sappiamo più come fare!!”.

LA PREOCCUPAZIONE:

Perché alcuni bambini hanno delle cattive abitudini che non riescono ad eliminare? Quando è giusto interrompere questi vizi e qual è il modo migliore per riuscirci? Cosa nasconde il bisogno di tenere il dito in bocca per un bambino come Simone?

COME REAGIRE:

Questi genitori hanno messo in atto alcune strategie, che si sono rivelate inutili, per convincere il loro bambino a smettere di succhiarsi il pollice: vediamo insieme perché si sono rivelate modalità inefficaci e in alcuni casi controproducenti:

  • “…ormai sei un ometto, non hai bisogno del dito in bocca, noi sappiamo che tu sei un bravo bambino e che ti impegnerai.. ” è questo modo di parlare al bambino ha l’unico effetto di metterlo in una tremenda situazione di pressione. Lui non vorrebbe mettere il dito in bocca perché sa di creare un dispiacere ai genitori, ma nello stesso tempo sa di AVER BISOGNO del dito in bocca che gli permette di sentirsi sicuro e rilassato nei momenti difficili. Il bambino si trova quindi a vivere un profondo conflitto e può sentirsi in colpa ed incapace, visto che si rende conto che non è una questione di quanto si impegna, il dito non riesce proprio a toglierlo dalla bocca.
  • “…adesso basta! Se ti vedo ancora succhiarti il pollice domani non andrai a fare i compiti dal tuo amico Luca. Devi smetterla di farlo apposta” è anche in questo caso, i genitori devono capire che Simone non compie un gesto di proposito per fare un dispetto, ma che non è in grado di togliersi questa abitudine. Rimproverarlo o minacciarlo con punizioni lo farà sentire ancora più insicuro e triste, aumentando l’ansia e potenziando paradossalmente la funzione che ha il dito di “fare un’azione concreta per sistemare un momento di crisi”.
  • “Ma insomma Simone! Guarda i tuoi amici, nessuno si mette il dito in bocca come fai tu! Guarda i tuoi amici, non ti vergogni E poi devi anche essere di esempio alla tua sorellina…” è ancora una volta Simone viene messo sotto pressione, in questo caso attraverso la strategia del confronto con gli altri. Questo può farlo sentire inadeguato, abbassare la sua fiducia in se stesso e nelle sue capacità oltre ad alimentare un senso di rabbia per non essere all’altezza di ciò che viene richiesto. Simone, in questo caso, reagisce chiudendosi in se stesso, rifiutandosi di parlare con mamma e papà e rimanendo arrabbiato per intere giornate. Per l’ennesima volta, il dito in bocca è il suo unico alleato per fronteggiare una situazione di difficoltà e disagio.

Come abbiamo visto, tutti questi comportamenti messi in atto dai genitori di Simone hanno avuto come risultato un aumento della frequenza del dito in bocca anziché l’estinzione del vizio. Questo perché si è puntato sulla forza di volontà del bambino, che poco può fare nel caso di abitudini radicate. E’ importante ricordare che

tanto tempo fa il vizio del bambino non era un’abitudine, ma un gesto fatto solo una volta, che poi si è rivelato utile per risolvere una situazione o per calmare uno stato d’animo.

 Il gesto di mettersi il dito in bocca richiama l’oralità tipica dei primi mesi di vita e in genere si tratta di una attività consolatoria, una sorta di coccola che il bambino si fa per favorire il rilassamento quando è particolarmente frustrato o stanco. Se fino ai 3-4 anni è un comportamento naturale e innocuo, che tende a sparire da solo, il protrarsi di questo gesto oltre i 6 anni è in genere indice di fragilità da parte del bambino. Potrebbe essere utile, allora, per Simone chiedere aiuto ad uno specialista allo scopo di  rinforzare la sua autostima ed il suo senso di efficacia. Nel momento in cui il bambino si sentirà più stabile e forte non avrà più bisogno del dito in bocca.

IL CONSIGLIO:

Ma cosa possono fare i genitori nel concreto quando sono in casa? Il modo migliore di liberarsi da una cattiva abitudine è di sostituirla con un’altra, più funzionale, che abbia le stesse conseguenze positive per il bambino; una volta trovata occorre consolidarla mettendola in atto tutte le volte al posto di quella vecchia. Ad esempio, se Simone è sul divano davanti alla tv e sta per mettersi il dito in bocca, si può introdurre l’abitudine di bere una tazza di latte caldo stando vicini ai genitori, oppure tenere le mani occupate giocherellando con una pallina antistress.  Un altro consiglio utile, per i genitori di Simone e in generale per tutti, è quello di ritagliare dei momenti per stare con il proprio bambino, coccolarlo, uscire all’aperto in modo da rassicurarlo e magari proporre attività manuali che rafforzino la sua autostima, creando momenti di svago che lo distolgano dal pensiero di “consolarsi e rassicurarsi” tramite il dito in bocca.

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