CAUSE E CURE PER LA PROCRASTINAZIONE DEGLI STUDENTI

Buongiorno a tutti. Per questo articolo del giovedì ho pensato di proporvi la traduzione di un interessante riflessione sul tema della procrastinazione, scritta da Marie Hartwell –Walker e tratta dal sito americano PsychCentral (CLICCANDO QUI potrete trovare il link all’articolo originale).    La procrastinazione (ovvero la tendenza a rimandare i compiti importanti da fare, il famoso “lo farò domani!”) è un comportamento molto diffuso e trovo sia utile esaminarlo. Questa volta lo facciamo da un punto di vista leggermente differente, quello di una psicologa americana alle prese con la procrastinazione dei suoi studenti. Buona lettura!

Mi viene quasi da ridere. Pensando di scrivere un articolo sulla procrastinazione, se guardo me stessa sembro un classico caso. Stamattina mi sono alzata presto per scrivere. L’ho fatto davvero. Ma prima ho pensato che dovevo pagare le mie bollette mensili. Poi ho iniziato a cucinare ed ho pulito con una spugna il mobile della cucina. Una lunga telefonata con mia figlia è stata seguita dal buttare in lavatrice i panni sporchi e nel dare una lavata ad alcuni piatti lasciati “a mollo” nel lavandino dalla sera prima (sembra che mio figlio che aveva il compito di riordinare la cucina non lo abbia fatto. Grr). Penso che mi farò un altro caffè.

Sto procrastinando? In effetti no. il mio comportamento delle ultime ore può fare pensare a questo, ma in realtà è qualcosa di diverso in causa ed effetto. Nel mio caso, il fare altro è una sorta di periodo di incubazione. Ho fatto la ricerca che mi serviva per questo articolo la scorsa settimana ed è da allora che ci penso. Non ho un termine fissato e da raggiungere in fretta. Non creo un disagio a nessuno, non rischio la disapprovazione da parte del mio editore e non sto mettendo pressione su me stessa. In realtà, mentre pulisco una pentola, riordino la biancheria, mi prendo un’altra tazza di caffè sto pensando a cosa voglio dire e a quali parole usare per dirlo. Anche la mia conversazione con mia figlia ha incluso il dare voce a qualche idea. Adesso che ho finalmente acceso il mio computer scrivere una bozza sarà, se non facile, almeno ben ragionato e pensato.

Se siete come me e avete uno stile di lavoro che raramente vi fa sentire in un vicolo cieco, non permettete agli altri di accusarvi di procrastinare. Dite loro che “state incubando” e continuate a fare ciò che fate. Perché cambiare qualcosa che non è disfunzionale?

La vera procrastinazione assomiglia molto a quanto vi ho raccontato, ma porta con sé una gamma di sensazioni completamente diverse.  È autolesionista, stressante ed ansiogena. Anziché incubare le migliori idee di lavoro di una persona, essa fornisce scuse e giustificazioni per fare un lavoro non all’altezza dei propri standard oppure per evitare di farlo del tutto.

Spesso la procrastinazione è accompagnata da sentimenti di vergogna, risentimento, bassa autostima e stanchezza.

Ridursi a fare le cose proprio all’ultimo minuto è qualitativamente molto diverso dal prendersi il proprio tempo o impegnarsi in uno stile di lavoro produttivo.

Persone diverse hanno diversi motivi per procrastinare. Ecco perché il consiglio di rimanere concentrati sul compito che si vuole portare a termine di solito non è efficace. Se la “cura” non è la motivazione, semplicemente non funzionerà, non importa quanto coscienziosamente un lavoro viene fatto.

La maggior parte dei procrastinatori sono consapevoli che stanno procrastinando. E la maggior parte sanno che questo non è un vantaggio. La maggior parte ha cercato di sconfiggere la procrastinazione facendo cose come imparare tecniche di gestione del tempo, fare liste, stabilire premi e punizioni o coinvolgere un amico per avere più motivazione. Ma a meno che una persona non capisca e lavori sulle sue personali motivazioni individuali che portano all’auto-sconfitta, è probabile che nessuna di queste strategie abbia successo, o che lo abbia per un lungo periodo.

Le motivazioni comuni e strategie che aiutano

Il gemello della procrastinazione: il perfezionismo

Prendiamo in considerazione il mio studente online, Jim. Il suo lavoro viene terminato all’ultimo minuto, poco prima che si concluda il tempo a disposizione. Anche se i suoi contributi nella chat di classe sono brillanti, i suoi voti non rispecchiano il suo reale valore (prende B+ ma potrebbe avere A). Io so che potrebbe fare un buon lavoro. Quando gli viene chiesto un parere, ammette imbronciato che odia prendere meno di A, ma suggerisce che sono io ad avere un problema perché insisto sul fissare una scadenza. Non importa che abbia a disposizione settimane per fare ogni compito o che tutti gli altri nella classe siano soggetti alla stessa scadenza. La mia ipotesi è che Jim sia un perfezionista.Lui vuole davvero fare un ottimo lavoro e lo vuole così tanto che scrive e riscrive il suo compito fino a quando non c’è più tempo per sistemarlo e fare un progetto definivo. Jim ripete a se stesso “se avessi avuto più tempo, avrei potuto…” cosa che naturalmente non può essere messa in discussione. E un’altra B+ si va ad aggiungere ai suoi voti.

La cura?

Jim ha bisogno di capire il perché “essere perfetto” è per lui così importante da mettersi in ogni situazione e dargli una scusa per non mostrare realmente quello che è in grado di fare. Se riuscisse a capirlo potrebbe magari decidere o di ridefinire i suoi standard oppure modificare la sua idea che la perfezione è tutto ciò che conta. Dopotutto, se egli fosse davvero già perfetto, non avrebbe bisogno di andare a scuola. Le idee creative e i nuovi approcci ai problemi derivano dalla sperimentazione di ciò che è ignoto piuttosto che essere perfetto in cose già conosciute e sperimentate.  Sviluppare il coraggio di rischiare e di essere imperfetto lo aiuterà a essere uno studente migliore e ad avere più successo nel lungo periodo.

Il procrastinare legato allo stress

Amy dice che funziona meglio sotto pressione. Quello che sta realmente dicendo è che la pressione le dà la spinta a mettersi al lavoro. Quando è in preda al panico di finire in tempo, si attiva in lei la risposta di “lotta o fuga”. Grazie all’adrenalina, riesce finalmente a rimanere concentrata e a finire il suo lavoro.Come se fosse drogata, Amy è diventata dipendente dal “brivido della corsa”, nel suo caso si tratta dell’ebbrezza data dalla spinta della paura che la fa arrivare verso il traguardo. Come qualsiasi altra dipendenza, tutto questo è difficile da spezzare ed interrompere. Stare sveglia tutta la notte e poi ottenere buoni voti ha una funzione di rinforzo. Ha tirato fuori il meglio, quindi deve continuare ed è convinta che questo sia l’unico modo in cui si può ottenere un buon lavoro. In questo caso Amy avrebbe bisogno di fare un’esperienza con un incarico importante nel tempo e senza lo stress.

Senza la prova personale che tramite un approccio più sistematico e con la calma otterrà risultati, lei non ne sarà mai convinta. Se proprio ha bisogno di maggior “brivido” nella sua vita, come fa la maggior parte di noi, sarebbe probabilmente una buona idea imparare altri modi per ottenere emozioni invece di rischiare il suo successo scolastico o un posto di lavoro in futuro. (Che ne dite di bungee-jumping? Paragliding?) Scherzi a parte, ci sono emozioni che scaturiscono dal fare bene le cose inebrianti tanto quanto svolgere i compiti  in preda al panico.

Procrastinare come strumento di coping

Per alcune persone, evitare di fare le cose è l’unico modo che conoscono per ridurre lo stress. Ben è uno studente eccellente. Lui è intelligente, riflessivo, e un gran lavoratore. Ma mettere i suoi pensieri su carta per gli insegnanti ed essere valutato lo rende molto, molto ansioso. Non che lui sia un perfezionista. Ben sa che ha molto da imparare. Capisce che non sarà perfetto. Ma vive un profondo disagio mentre cerca di decidere quello che vuole dire. E’ un’esperienza molto spiacevole che Ben tende ad evitare il più possibile. Evitare i suoi compiti è una strategia per non crollare e avere una crisi di nervi.

Per Ben potrebbe essere utile impegnarsi a costruire il suo personale repertorio di strategie di coping. Ansioso di natura, ingigantisce i suoi stati d’animo anche di fronte a situazioni banali, che si tratti di scrivere un documento o di dire alla sua ragazza che ha fatto qualcosa che lo infastidisce. Imparare alcune strategie di rilassamento, riuscire a dormire di più, partecipare a lezioni di yoga o meditazione potrebbe aiutarlo a ridefinire e ridimensionare il suo stress. Imparando a calmare i suoi pensieri parlando a se stesso in modo positivo e attuando tecniche per mantenere la calma quando inizia a sentirsi in ansia o agitato potrà migliorare il suo benessere nel corso della sua vita.

Procrastinare come segnale

A volte la procrastinazione può anche essere un segnale utile a noi stessi per capire che dobbiamo fermarci. Il computer di Bonnie è circondato da carte e libri. Ha due schermi aperti. Bonnie ha tre esami e una gran lista di cose da fare in questa settimana. Si è impegnata a condurre un progetto di beneficenza e il suo ragazzo si lamenta di sentirsi trascurato. Cosa sta facendo Bonnie? Sta guardando fuori dalla finestra – proprio come ha fatto durante la mezz’ora appena trascorsa. Sopraffatta dall’enorme quantità di lavoro che deve essere fatto, non riesce a pensare chiaramente o lavorare in modo produttivo.

Per Bonnie, quella che appare come procrastinazione è in realtà un segnale interiore che la avvisa di essersi spinta oltre i limiti ragionevoli. Ha bisogno di ridurre il suo carico in modo che possa bilanciare gli obblighi verso gli altri con il tempo per ricaricare se stessa. Non è una vergogna chiedere aiuto o ripristinare le priorità quando le buone intenzioni rischiano di farvi oltrepassare il limite del vostro tempo, energia o risorse. La maggior parte dei professori saranno ben disposti ad offrire una proroga per uno studente che si è sempre impegnato e che ha molte cose da fare in una stessa settimana. Forse Bonnie potrebbe chiedere un aiuto da parte di qualche altro studente. E, sì, ha bisogno di trascorrere del tempo con il suo ragazzo, tanto quanto ha bisogno di tempo per se stessa. Il cervello di Bonnie le sta facendo un favore. Andando in sciopero, esso le ha detto che è il momento di ripensare e cambiare le priorità per far sì che la sua vita torni ad essere in equilibrio.

E voi? che tipo di procrastinatori siete?

 

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