SPIEGARE LA MORTE AI BAMBINI

Quando una persona amata ci lascia, specie in giovane età, ci sentiamo sopraffatti dal dolore e dalla disperazione. Recentemente mi sono trovata a cercare di offrire il mio appoggio ad un giovane amico che ha perso la moglie a seguito di una dolorosa malattia e che si trova ora a dover crescere da solo i loro due bambini di 5 e 8 anni. Ma come possiamo noi adulti, che ci sentiamo impotenti e devastati, aiutare dei bambini così piccoli a capire e gestire l’immenso dolore della perdita, in questo caso della figura di riferimento più importante?

Parlare della morte ai bambini non è mai semplice e spesso ci lascia spiazzati: non si sa come affrontare l’argomento, in alcuni casi ci si chiede se sia il caso di parlarne o sia meglio “non aggiungere dolore al dolore”. In realtà il bambino ha paura per le cose che non conosce, ecco perché è molto importante non ignorare quello che è successo.  Occorre al contrario ascoltarlo e rispondere sempre alle sue domande con un atteggiamento onesto e sincero. Il bambino andrebbe sempre incoraggiato ad esprimere le proprie emozioni e piangere se ne sente il bisogno, avendo un adulto vicino che gli dia affetto e comprensione.

E’ necessario che tutte le emozioni vengano accettate ed accolte, anche quelle meno “positive” come la rabbia o il sollievo.

Il bambino riesce a cogliere il concetto della morte se si adegua la spiegazione alla sua età e ha bisogno di vivere ed affrontare il suo dolore.

Naturalmente nel caso del bambino piccolo, egli non sarà in grado di capire in modo chiaro tutto quello che sta succedendo e avrà soprattutto bisogno di essere coccolato, rassicurato, abbracciato. La morte a questa età non è vista come qualcosa di definitivo e i bambini pensano che la persona morta è solo momentaneamente andata via e che tornerà (tuttavia sentono il dolore della famiglia e lo vivono in modo intenso). A 4 anni il concetto di morte è qualcosa legata al senso di tristezza e separazione, non è percepita come qualcosa di irreparabile e senza ritorno. In questo caso va spiegato, semplicemente, che la persona non ritornerà più. L’adulto può aiutare a capire meglio il concetto di morte osservando cosa succede quando ad esempio muore un animale (non respira più, non si muove, non è più vivo, non mangia più, non soffre più e non tornerà più). È importante fare capire che non è la morte in sé come atto fisico che ci fa stare male e piangere, ma che proviamo dolore perché finisce una relazione speciale e questo ci rende molto tristi.

Bisogna dare voce a ciò che prova il bambino, verbalizzando i suoi sentimenti e dicendo , ad esempio, “ti addolora molto la mancanza della mamma” oppure “fa tanta rabbia anche a me che non ci sia più” : dire al bambino che anche voi siete tristi e sentite la mancanza della persona che non c’è più rende più facile gestire il dolore (insieme anziché ciascuno per conto suo). Inoltre il bambino capisce che si può parlare dei sentimenti, anche di quelli tristi e impara ad accettarli e non fuggire dai sentimenti spiacevoli.

La cosa fondamentale da ricordare è  che occorre dire sempre la verità al bambino.

Se è piccolo potrebbe pensare che la morte della persona cara sia stata colpa sua; il pensiero onnipotente tipico dell’età infantile può portarlo a credere che i suoi pensieri negativi o litigi fatti con la persona ne abbiano causato la malattia o la perdita. Occorre rassicurare che ciò che è accaduto non è assolutamente in relazione con il bambino, dicendogli che i pensieri non uccidono e che capita a tutti di pensare cose cattive di tanto in tanto.

I bambini piccoli non sanno esprimere bene verbalmente ciò che sentono, quindi non avendo una completa padronanza del linguaggio tenderanno a riversare tutto sul comportamento, assumendo atteggiamenti disfunzionali di fronte al lutto.

Va sempre ricordato che Il bambino sarà condizionato, più che dalle parole, dai comportamenti tenuti dagli adulti e dal loro modo di reagire: è importante manifestare la sofferenza e il dolore, ma con tatto e lasciando sempre un senso di speranza al bambino (ad esempio cercando di non fare vedere che non si mangia o non si dorme più…). Con il tempo, piano piano, il bambino andrebbe incoraggiato a parlare della persona cara, dei momenti felici e anche tristi passati insieme. Il giovane papà di cui parlavo all’inizio avrà il non facile compito di accompagnare i suoi bambini verso il graduale recupero della serenità, elaborando la loro perdita standogli accanto con tanta pazienza e amore.

Nella parte finale di questa infografica ci sono alcuni suggerimenti per aiutare il bambino a metabolizzare il dolore: anche la lettura è un potente mezzo che può aiutare il bambino e l’adulto ad accogliere e gestire le proprie emozioni. Un’altra strategia molto bella potrebbe essere quella di trovare un rituale, un momento intimo da fare insieme per ricordare la persona cara (accendere una candela, salutare una stella nel cielo, dire una preghiera…). Ma allora…

…di fronte ad una malattia grave occorre informare il bambino della situazione? E, di fronte alla perdita, è davvero il caso di portarlo al cimitero?

La convinzione che tacere fino all’ultimo momento sulla reale situazione protegge il bambino dal dolore è errata e al contrario, rischia di provocare in lui ulteriore sofferenza. Dire che qualcuno sta per morire (e non dare la notizia a morte avvenuta) rende la cosa meno drammatica per il bambino perché gli permette di sperimentare il dolore piano piano, avere del tempo da passare insieme e salutare la persona che sta per morire. A questo proposito, sempre tenendo conto dell’età del bambino, sarebbe consigliabile cercare di non limitare il contatto con la persona ammalata e valutare se è possibile portare il bambino in ospedale, facendo attenzione a prepararlo a ciò che vedrà nella stanza. L’adulto potrà raccontargli delle eventuali strumentazioni mediche che ci saranno e parlare dello stato della persona cara ricoverata. Si può fare riferimento a qualche volta in cui il bambino stesso stava male, e magari si sentiva tanto debole.  Si potrebbe dire “la mamma è stata tanto male, la troverai a letto con i capelli in disordine e più magra di prima”. È importante favorire il contatto fisico con la mamma e permettere al bambino di sentirsi utile, magari facendo piccoli favori alla persona malata.

Nel prossimo articolo, sabato 9 luglio, vedremo insieme cosa è meglio dire e non dire al bambino per aiutarlo ad affrontare ed imparare a convivere con la perdita di una persona cara.

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