8 DOMANDE PER RENDERE I COMPITI A CASA CON VOSTRO FIGLIO UN GIOCO DA RAGAZZI

Diciamoci la verità: fare i compiti a casa, spesso dopo ore e ore di estenuanti lezioni in classe, senza potersi muovere e giocare è sicuramente molto impegnativo e pesante per i nostri ragazzi, siano essi della scuola elementare oppure un po’ più grandi.

Nessuno ha voglia di riaprire i libri anche nel pomeriggio (non parliamo poi dei ragazzi che fanno il tempo prolungato e tornano a casa dopo le 16!) e spesso il momento dei compiti è visto come un’inutile scocciatura da finire il più presto possibile e senza concentrarsi molto. senza parlare dei compiti delle vacanze assegnati durante il periodo estivo, che spesso vengono visti come una scocciatura inutile.

Eppure i compiti a casa sono molto importanti: non solo eseguire gli esercizi  assegnati permette ai ragazzi  di farsi un’idea di quanto effettivamente è stato capito dell’argomento, ma sono anche un’utile metodo per consolidare  ciò che l’insegnante ha spiegato in classe e aiutano a memorizzare i concetti fondamentali che andranno imparati durante lo studio.

Come possono i genitori fare sì che il lavoro a casa dei propri figli sia costruttivo e utile? E’ possibile rendere il momento dei compiti una parentesi serena e creativa della giornata? Certamente sì, seguendo queste 8 strategie:

COME CI ORGANIZZIAMO?

Appena tornato da scuola il bambino è stanco e ha bisogno di “staccare la spina”. Prima dei 13 anni ha bisogno di almeno tre quarti d’ora per ri-ambientarsi a casa e lasciare, anche emotivamente, l’ambiente scolastico. La parola d’ordine allora sarà: non parlare di scuola, ma impegnarsi a fare altro, che sia dedicarsi al gioco preferito, mangiare qualcosa o fare una passeggiata. È importante che il bambino si rilassi per essere poi pronto ad impegnarsi nello svolgimento dei compiti;

Stabilite (in accordo con vostro figlio) un “rituale compiti”. Decidete un’ora ed un luogo precisi da dedicare ogni giorno e siate fermi nel rispettare tale orario. Fate leva sul suo senso di responsabilità: “Lo decidiamo insieme pensando anche alle tue esigenze, ma una volta stabilito dovremo impegnarci a non cambiare più idea, d’accordo?”.                                            Ricordate che il rigore favorisce l’apprendimento;

Un altro elemento importante da tenere in considerazione è scegliere un luogo per i compiti che sia piacevole e faccia stare bene il bambino. Una scrivania ben in ordine, una luce diffusa, la possibilità di fare uno spuntino ad un certo orario renderanno il momento dei compiti un po’ più attraente e stimolante;

Rispetto alla durata, questa dipende dalla quantità e dal tipo di impegno richiesto dai compiti assegnati, ma in linea generale ricordate che un bambino tra gli 8 e i 12 anni riuscirà a rimanere concentrato non oltre la mezz’ora. Fate fare a vostro figlio brevi pause (anche di 3 minuti!) in cui proporre un’attività creativa  (un puzzle, giocare con le costruzioni, fare un disegno …): dite al bambino che potrà iniziarla prima di iniziare a fare i compiti, poi la continuerà nella pausa e la finirà una volta terminato il suo lavoro. In questo modo si associa il fare gli esercizi ad un’attività creativa e piacevole, alimentando la motivazione del bambino.

LO SEGUO NEI COMPITI O MI FACCIO DA PARTE?

Se vostro figlio non ha più di 10 anni la vostra presenza accanto a lui è molto importante, perché gli permette di imparare a poco a poco a gestirsi in modo autonomo e ad organizzare il lavoro da fare;

Lasciarlo da solo davanti al quaderno potrebbe farlo distrarre o demotivare, mentre avere accanto una persona di cui si fida (sia essa un genitore, il fratello maggiore o un adulto che conosce bene) lo renderà più sicuro e gli permetterà di fare domande e controllare se ha svolto bene l’esercizio. E’ fondamentale che questo Tutor che affianca il bambino sia in grado di sostenerlo e rassicurarlo, gratificandolo per i successi ottenuti e aiutandolo a riflettere su come correggere eventuali errori;

Se i vostri orari di lavoro non vi permettono di affiancare il bambino, ritagliatevi comunque un momento durante la serata per rivedere il lavoro svolto insieme a lui, chiarire possibili dubbi e eventualmente fare insieme gli esercizi mancanti.

FINO A CHE PUNTO DEVE ARRIVARE IL MIO AIUTO?

Man mano che il bambino cresce, il vostro compito di genitori è quello di aiutarlo a diventare via via sempre più indipendente. Questo vale anche per i compiti a casa: vostro figlio deve imparare a organizzarsi e di solito una buona organizzazione porta poi buoni voti a scuola. Dopo i 10 anni potete guardare insieme a lui l’elenco degli esercizi da fare e aiutarlo a pianificare le azioni da fare (stabilendo i tempi e i modi) ; poi potrete dedicarvi ad altro e lasciarlo lavorare in autonomia, per poi controllare alla sera ciò che è stato fatto.

Un altro accorgimento: aiutate i vostri figli a porsi le domande giuste per arrivare alla soluzione, senza sostituirvi a loro. In questo modo si svilupperà la sua capacità di ragionare sulle cose, imparerà di avere tutte le carte in regola per risolvere i problemi e troverà un suo personale metodo di studio

CHE RUOLO AVERE RISPETTO AGLI INSEGNANTI?

Come in tutte le cose occorre usare il buon senso: non bisogna essere eccessivamente critici e giudicare i compiti inutili, perché questo scoraggerebbe gli sforzi di apprendimento del bambino ma non si deve nemmeno esigere sempre di più dal proprio figlio, subissandolo di esercizi extra e caricandolo di pressioni ed aspettative eccessive (che avrebbero come unico risultato quello di portare ad un netto rifiuto da parte del bambino).

In linea generale è importante incontrare gli insegnanti a scadenze regolari, discutere con loro dei progressi e delle difficoltà del proprio figlio, confrontarsi sui compiti e…perchè no? Chiedere loro consigli per poter aiutare sempre meglio il proprio bambino. Mamma e papà non possono essere onnipotenti e questo messaggio, oltre al rispetto reciproco delle funzioni e dei ruoli di ogni figura, è un altro importante messaggio da trasmettere ai ragazzi.

DEVO DARGLI ESERCIZI IN PIU’ DA FARE?

Gli esercizi extra possono essere utili nel caso in cui il bambino stia affrontando un argomento particolarmente difficile per lui; è comunque importante informarlo del motivo per cui si propongono altri esercizi. Gli si potrebbe spiegare: “Mi sono accorto che fai un po’ fatica a capire come fare questo esercizio. Che ne dici se proviamo a farne ancora uno così potrai essere più sicuro domani a scuola? ”;

Potete anche provare a verificare quello che ha imparato nei momenti di vita quotidiana, facendolo sembrare un gioco: “Mentre cuciniamo calcoliamo le quantità che servono per fare la ricetta?” “questa parola del dettato non la conosciamo…proviamo a cercarla su internet?”.

MIO FIGLIO E’ IN CRISI: E ADESSO CHE FACCIO?

Se il momento dei compiti si trasforma in un momento di crisi e tensione, con scoppi di pianto e forte ansia è bene smettere di studiare e spostare l’attenzione del bambino verso qualcosa di diverso. A volte non è possibile per i genitori fare i compiti insieme al proprio figlio perché questo crea troppa ansia nel bambino (che rischia di vivere nel terrore di sbagliare e di deludervi) In questo caso, per non mettere in crisi il legame affettivo tra genitori e figlio, la soluzione migliore è quella di far fare i compiti con un’altra figura vicina al bambino, di cui lui si possa fidare (fratello maggiore, vicino di casa, babysitter…).

COME CAPIRE SE OCCORRE DARE PIU’ AUTONOMIA?

Ogni genitore conosce il suo bambino ed è in grado di valutare i sui ritmi di crescita e di sviluppo. Ogni bambino è un mondo a sé e la cosa veramente importante è evitare di fare paragoni con i suoi amici.

I genitori possono progressivamente dare sempre più margine di azione al proprio figlio, riducendo il controllo dei compiti fatti a una volta ogni due giorni e poi fino ad una volta alla settimana (controllate il lavoro fatto almeno una volta a settimana fino ai 13 anni). Nel momento in cui vi renderete conto che vostro figlio ottiene buoni voti anche studiando da solo potrete ridurre e poi evitare ogni forma di sostegno (pur restando sempre con gli occhi aperti e ben attenti ai suoi progressi, anche se da lontano).

RIPETIZIONE: SI’ O NO?

La ripetizione è utile quando da parte dei professori ne viene segnalato il bisogno a causa di lacune; in caso contrario, mandare a ripetizione il bambino per “migliorare ancora” in una materia rischia di fargli perdere fiducia in se stesso, creare angosce e sensi di colpa e far si che si blocchi o abbia un rifiuto netto verso quella materia. In ogni caso, il ricorso a lezioni private di ripetizione va sempre spiegato al proprio figlio e deve essere chiaro che non si tratta di una forma di punizione ma di un aiuto per renderlo più competente e a suo agio in classe.

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