COSA FARE SE…. NON SI VUOLE VESTIRE

Elena, 7 anni, al mattino è la disperazione di mamma Silvia. Suona la sveglia, le cose da fare sono tantissime e la campanella di scuola trilla alle 8.00. Ora sono le 7.00 e Elena è ancora lì, impalata sul letto in pigiama che si guarda intorno beata e tranquilla. I vestiti sono lì accanto e visto che lei ormai è una signorina ripete “Mamma mi vesto da sola!”. Silvia non può avvicinarsi, peccato che la piccola Elena sia estenuante nella sua lentezza…senza contare i continui capricci sul vestito da indossare, sul fatto che le sue preferenze non coincidano mai (chissà perché?!) con quelle della mamma o non siano per niente adeguate alle condizioni metereologiche (“no Elena, non si mette la maglietta a maniche corte a dicembre!!”). Silvia è esausta già di prima mattina e non sa più come prendere la sua “bambina terribile”

LA PREOCCUPAZIONE:

Perché i bambini fanno tante storie per vestirsi? Cosa c’è dietro i continui “boicottaggi” ai genitori e ai capricci mattutini? Come arginare questi comportamenti disfunzionali?

COME REAGIRE:

il vestirsi, così come il momento della colazione o il lavarsi, costituisce un momento di passaggio prima dell’uscita di casa e dell’abbandono dell’ambiente familiare. Il bambino deve affrontare la scuola e il distacco dalle principali figure di riferimento e questo di certo implica per lui uno stress non indifferente.  In questo senso gli abiti sono un po’ come la copertina di Linus che il bambino porta con sé dappertutto per rassicurarsi, o come il peluche che lo accompagna nell’addormentamento. Allungare i tempi della vestizione permette in pratica al bambino di ritardare il momento in cui dovrà abbandonare una situazione di sicurezza. Ecco allora che la maglietta a maniche corte con il suo personaggio preferito rende ad Elena più sopportabile il distacco da casa e dalla mamma…e che importa se siamo in pieno inverno!!

Di fronte a richieste apparentemente strambe dei bambini (come ad esempio bimbi già autonomi che ci chiedono alla mamma di essere vestiti) è importante ascoltare le richieste profonde che si nascondono dietro ai comportamenti irritanti. Il capriccio non è mai solo e soltanto un capriccio, ma va letto come un messaggio inviato all’adulto nel modo personale che ha il bambino, per comunicare che sta vivendo un momento difficile, un disagio o un bisogno particolare.

IL CONSIGLIO:

non rispondete alle proteste del bambino con le vostre proteste o arrabbiandovi e alzando la voce, perché questo aumenterà il disagio del bambino e vi porterà in una spirale di capricci e lacrime difficili da calmare. Fate capire al bambino che non sottovalutate il suo disagio: sintonizzatevi su ciò che prova e verbalizzatelo: dicendo “oggi non hai proprio voglia di andare a scuola vero?” oppure “…mi sa che qui c’è qualcuno che ha voglia di un abbraccio forte forte…” vedrete che il bambino si tranquillizzerà e si potrà uscire di casa in minor tempo e più sereni.

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